Una sbarra

17/02/13


Dopo una laurea in ingegneria aeronautica a Stanford, Jim Drake lavorò presso varie aziende del settore aerospaziale e fu poi chiamato a svolgere una serie d’incarichi direttamente per il Pentagono. La loro natura precisa è rigorosamente top secret, ma è noto che si trattasse dello sviluppo della seconda generazione dei missili balistici intercontinentali definiti “versione migliorata”. L’ironia era probabilmente solo involontaria, poiché erano in grado di portare ordigni termonucleari multipli su targets in Unione Sovietica.

Nel maggio del 1967, al termine del trasferimento tra la sua casa e la Norton Air Force Base di San Bernardino, per lui noiosissimo, Drake osservò il soldato di guardia mentre gli apriva la sbarra del checkpoint ed ebbe un’intuizione che migliorò la vita di milioni di persone.

Amante della natura come tutti i californiani e velista, Drake aveva teorizzato durante un barbecue con alcuni colleghi la possibilità di creare un veicolo a vela per acque calme, più semplice di una barca a vela, che potesse essere governato da una persona in piedi e senza l’ausilio di un timone. Un suo collega californiano, ma residente per lavoro a Washington, disse che gli sarebbe piaciuto usare un simile mezzo sul fiume Potomac, per lenire la sua nostalgia dell’oceano Pacifico.   Nel suo tempo libero, Drake iniziò a lavorare al progetto. Di sera nel suo garage e durante i fine settimana sulla spiaggia di Marina del Rey dove si recava con la moglie Sam e loro bambini piccoli. La forma dello scafo era abbastanza chiara nella sua mente perché assomigliava al surf da onda hawaiano, l’attrezzatura velica rimaneva invece ancora da definire: doveva potersi muovere rispetto alla tavola, ma non con un movimento lineare che avrebbe richiesto un sistema meccanico.  Drake aveva pensato ad un’attrezzatura che fosse vincolata al corpo della persona. Numerosi tentativi erano falliti e proprio il weekend precedente aveva sperimentato a Marina del Rey un improbabile abito-vela che gli provocò solo una serie di rovinose cadute e i sorrisi dei bagnanti.

Nel vedere la sbarra della base di Norton muoversi intorno al suo fulcro in una giornata ventosa, Drake intuì che doveva collegare una vela triangolare munita di boma “prensile” alla tavola tramite un giunto cardanico che permettesse di governare il mezzo con un movimento rotatorio.   Il week end seguente i bagnanti di Marina del Rey non risero più: finalmente Drake riuscì a veleggiare verso il largo e a ritornare incolume. Era nato il windsurf. E’ curioso che la genesi del windsurf non sia venuta da surfisti da onda squattrinati, ma da professionisti con lavori ben pagati.

Drake tentò da subito, con alterne fortune, lo sfruttamento commerciale della sua invenzione e ingaggiò lunghe battaglie legali per difendere la sua primogenitura. Riconobbe poi di essere arrivato “buon terzo” in questa gara: almeno altre due persone, una nel Maine e l’altra in Inghilterra avevano sviluppato mezzi simili al suo, ma non vi sono prove che lui ne fosse a conoscenza.  Cedette infine, per soli 36.000 dollari tutti i sui diritti e accettò di definirsi il co-inventore del windsurf. Non c’è dubbio però che sia Jim Drake il vero padre del windsurf, colui che ne ha impersonato lo spirito originale, fatto di amore e rispetto per la natura, di liberta, di amicizia.

Sempre ottimista e sempre desideroso di sfidare lo status-quo, Drake ha dedicato tutta la seconda parte della sua vita al windsurf. Ha progettato tavole vincenti e ha studiato, insieme alla moglie Sam, nuovi modi per promuovere lo sport tramite l’inclusione di tutti, specialmente le donne e i bambini. Ha sempre difeso strenuamente il principio di utilizzare per le Olimpiadi l’attrezzatura unica che, eliminando il fattore economico, ha permesso anche a giovani atleti di paesi emergenti di portare al collo medaglie olimpiche. 

E’ morto il 20 giugno 2012 a ottantatré anni. La sua scomparsa ha colto tutti di sorpresa, era ancora attivissimo. Per presentare uno dei suoi ultimi progetti aveva fatto girare una sua tavola per tutti gli Stati Uniti: chiunque voleva poteva provarla e scrivere sulla tavola stessa le sue impressioni. Aveva salutato con entusiasmo anche tutti i derivati e le ibridazioni della sua creatura come il kite e il SUP. Ancora sei mesi e avrebbe visto la sua creatura che ha già attraversato l’Atlantico con assistenza esterna, raggiungere la fantastica velocità di 103,41 km/h sotto i piedi del campione Antoine Albeau in Namibia.

Drake lascia orfani milioni di windsurfisti in tutti i continenti. “Tranne in Antartide”, diceva sapendo che prima o poi qualcuno abbastanza folle ci proverà. Lascia anche un’industria che aggregando attrezzatura, didattica e viaggi sviluppa un fatturato globale considerevole per uno sport di nicchia.  

Il windsurf ci ha dato la gioia, ci ha educato, ci ha spinto a viaggiare nel mondo e anche a trasferirci in altri paesi. Pur essendo uno sport individuale, ci ha spinto verso le altre persone. Grazie Jim!

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